Il sogno di Youssef

“Qui sono rinato 4 anni fa e ora questa è la mia nuova patria”. Sono le parole di Youssef, classe 1995, originario del Sudan, arrivato ancora minorenne a Lampedusa dopo un viaggio allucinante su un barcone stracarico di persone. È un ragazzo che ha dovuto crescere in fretta lasciandosi alle spalle due guerre, bruciare le tappe dell’infanzia, staccarsi dai suo affetti, superare difficoltà di ogni sorta. Accolto nei progetti di inserimento dello SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) Youssef può ancora sognare un futuro, una vita migliore che vuole costruire con le sue risorse e la sua determinazione. “Pensavo che in tutto il mondo si parlasse l’arabo”, ma appena arrivato in un centro per minori si è reso conto dell’impossibilità di comunicare e allora per tre mesi non ha fatto altro che studiare la lingua italiana, che poi ha approfondito e praticato in altri momenti formativi.

Youssef e Francesca (Nuovi Cittadini Onlus) con alcuni studenti del Liceo

In un italiano “fluente” e con un’inflessione dovuta solo all’emozione, Youssef ha raccontato la sua storia a un numeroso gruppo di studenti del Liceo delle Scienze Umane “Einstein” di Cervignano del Friuli in una fredda giornata di inverno friulano. Dell’Africa gli manca il “caldo sulla pelle”, certamente anche i legami con i familiari, anche se questo non lo esplicita ma gli brillano gli occhi quando si avvicina a questo argomento. Gli operatori dell’Associazione Nuovi Cittadini Onlus lo hanno aiutato ad inserirsi nella comunità, ad individuare un percorso formativo adatto a lui, in grado di valorizzare le sue capacità e di rispondere alle sue aspirazioni. Dopo aver frequentato al CeFAP un corso di 1000 ore per “Addetto alle trasformazioni alimentari”, resta affascinato dall’arte di fare il formaggio; uno stage in una latteria di Gemona gli permette di capire meglio di cosa si tratta e prendere consapevolezza della necessità di ulteriore formazione per diventare casaro, passando per la gavetta dell’aiuto casaro, naturalmente. Un mestiere non molto diffuso oggigiorno, poco ambito o forse nemmeno ipotizzato dalla platea di coetanei liceali che sbalorditi lo ascoltano. Ma Youssef si lascia andare in uno splendido sorriso, carico di fiducia e speranza … (guarda altre immagini).

 

Dalla voce degli studenti ….

 Youssef il 29 gennaio 2014 ha raccontato la sua storia ad alcune classi del liceo “Einstein” di Cervignano.

Youssef è un ragazzo di origine sudanese che, come molti altri giovani, ha lasciato la sua terra tormentata da povertà e guerre per partire verso l’Europa alla ricerca di un tenore di vita che gli concedesse un’esistenza più dignitosa e umana. Con solo la sua vita in mano, Youssef ha attraversato il deserto, inizialmente con il suo cammello e poi a piedi: il suo viaggio è durato centodieci giorni, al termine dei quali è giunto in Libia. Qui Youssef ha lavorato in un’azienda da cui è dovuto fuggire a causa dello scoppio della guerra. Youssef è un ragazzo coraggioso e decide di imbarcarsi insieme ad altre centocinquanta persone (tra cui bambini e donne) per raggiungere l’Italia. Il viaggio in mare è durato otto giorni, otto lunghissimi giorni senza mangiare e bere in balia delle onde, con il motore rotto e l’imbarcazione bucata. La paura di morire era forte ma, come se fosse un sogno, l’imbarcazione viene soccorsa da un elicottero italiano che distribuisce cibo e acqua. Youssef giunge così a Lampedusa: “L’Italia è come una madre che mi ha donato una seconda vita. Sono in Italia da quattro anni: sono nato da quattro anni”. Il primo ostacolo è stato imparare la lingua italiana, perché non sapeva né scrivere né contare, ma oggi Youssef ha appreso un mestiere nel settore agroalimentare, ha imparato a fare il formaggio presso una latteria di Gemona del Friuli. Ci spiega che se si è motivati si può superare qualsiasi difficoltà, e lui ne è un esempio. Tutto ciò che ha passato lo fa sentire più grande dei coetanei. Per noi la pace è una situazione naturale, qualcosa a cui non facciamo neanche caso, ma per Youssef no: “è bello vivere senza la paura di uscire di casa e avere la sicurezza di tornare vivo.” Youssef ora vive giorno per giorno la sua nuova vita senza paura del futuro ma solo del mare poiché, reduce della sua esperienza, ne ha ancora timore.

Questo nostro coetaneo ci ha insegnato che ciò che per noi è abitudine, ciò che noi consideriamo dovuto e naturale, non è sempre necessariamente scontato: la pace, la possibilità di dormire tranquilli senza il terrore di dover continuamente fuggire dalla morte è qualcosa che ci appare ordinario; andare a scuola a volte ci sembra più un obbligo che un diritto, ma dobbiamo prendere consapevolezza del fatto che tutto ciò rappresenta una parte delle innumerevoli risorse di cui noi possiamo godere e che rendono il nostro tenore di vita evidentemente più avvantaggiato su tutti i fronti (economico, sociale, culturale).

Dopo aver ascoltato la storia di Youssef, le nostre preoccupazioni appaiono effimere, le nostre lamentele si riducono a inutili lagnanze, e ci rendiamo conto dell’importanza di ciò che abbiamo. Siamo rimasti piacevolmente colpiti dalla naturalezza, priva di odio e rancore, con cui questo adolescente ci ha raccontato la sua esperienza, che nessuno di noi sarebbe pronto emotivamente a rivivere con il suo stesso coraggio.

 Studentesse della IV ASU del Liceo Scienze Umane “Eistein”

Cervignano del Friuli